Sto parlando del modulo di autocertificazione del Ministero dell’Interno per “giustificare il movimento fuori della propria abitazione”.
Sarebbe stata una grande opportunità per comunicare a tanti milioni di cittadini i limiti imposti dall’emergenza Corona Virus e l’esigenza di aderire consapevolmente alle nuove (e virtuose) restrizioni sociali.
La stesura del modulo, redatto in un impeccabile burocratese, avrebbe dovuto evidentemente venire affidata ad un esperto di comunicazione.
Manca innanzitutto un titolo, una denominazione che facesse riferimento esclusivo a questo modulo di autocertificazione. Un appellativo che dovrebbe già contenere “la spintarella” (“the nudge” chiunque si occupi di comunicazione sa perfettamente cosa sia) all’osservanza delle restrizioni imposte dalla eccezionalità della situazione.
La grafica non solo avrebbe dovuto essere più impattante e meglio armonizzata nei diversi contenuti, ma avrebbe dovuto soprattutto non solo separare l’informazione di servizio sulle nuove normative dalle motivazioni per essere fuori dalla propria abitazione, ma spiegare sinteticamente il perché delle misure adottate per il contenimento del contagio.
Invece di individuare le strategie comunicazionali più adeguate, basate sulle scienze comportamentali, per influenzare la cosiddetta “architettura delle scelte” dei cittadini con poche semplici frasi si è preferito dare peso esclusivamente agli aspetti punitivi (sanzione, reato) in caso di inottemperanza.
Chi si occupa di comunicazione sa che prima di parlare di sanzioni e pene si dovrebbe sempre cercare l’adesione ad un progetto.
Nella parte da compilare successiva all’inserimento dei dati anagrafici nel modulo vengono richiesti i motivi per l’uscita dall’abitazione. Predisponendo una modulistica a crocette si sarebbe potuto facilitare e rendere più rapido il compito della compilazione, sia al cittadino che alle Forze dell’Ordine.
Esempio. Sto andando al lavoro [X] indicare luogo di partenza e luogo di arrivo. Chiaro che successivamente il luogo di arrivo diventerà poi il luogo di partenza. Semplice senza dover riempire 2 moduli uno in andata e uno al ritorno.
Sarebbe stato utile predisporre un set a risposta multipla di indicazioni precostituite per indicare rapidamente le diverse motivazioni tipo: mi sto recando in questo negozio (farmacia, supermercato o macellaio, non fa differenza, basta indicare dove si trova), assisto un altro familiare impossibilitato a muoversi… (dove?)
Inutile far notare che lo spazio micragnoso per scrivere ulteriori precisazioni è insufficiente. Nella versione cartacea ci si può salvare scrivendo tra le righe mentre nella versione pdf sono a disposizione solo pochi caratteri.
Errore su errore 2.0
È stata poi rilasciata una nuova edizione del modulo di autocertificazione. Questo si differenzia dal precedente per la richiesta di indicare “di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19”.
Un aspetto talmente rilevante che avrebbe necessitato di disporre di un suo spazio grafico separato dagli altri punti, anche perché si sarebbe potuto approfondire con una eventuale data in cui il soggetto era stato sottoposto a tampone (positivo o negativo che fosse).
Per sintetizzare vorrei dire che quando si comunica si deve farlo nel migliore dei modi anche perché in quel momento si spende la credibilità e l’autorevolezza di chi emette il messaggio.
Uno studio grafico professionale avrebbe potuto, anche gratuitamente per impegno sociale, impostare al meglio il modulo dell’autocertificazione.
Nella comunicazione sono sempre i particolari a fare la differenza.
Un ultimo aspetto. Il modulo termina con © RIPRODUZIONE RISERVATA (scritta in caratteri maiuscoli). Come avrebbe detto Cicerone: sine commentario.







