Sì, la foresta amazzonica è stata di nuovo la protagonista è stata una di quelle giornate che mi ricordano perché devo continuare a raccontare e a viaggiare nella foresta amazzonica.
Due incontri con i bambini delle scuole elementari di Monaco di Baviera. Un primo gruppo di piccoli, un secondo gruppo di ragazzi più grandi, numerosissimo. Quasi tre ore di dialogo continuo, domande curiose, occhi attenti, mani alzate, entusiasmo vero, anche da parte del corpo docente e della direzione. Stessa emozione e partecipazione da parte dei piccoli allievi della scuola fiorentina.

Per loro è stata la prima volta davanti a fotografie e oggetti reali capaci di raccontare la grandezza di quella che è stata definita una civiltà interamente vegetale, troppo spesso e troppo superficialmente etichettata come “selvaggia”. e primitiva.
Una civiltà che ha donato all’umanità invenzioni e conoscenze fondamentali: dall’amaca alle tecniche costruttive delle capanne, dalla conoscenza delle piante medicinali al curaro, fino alla gomma che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e la nostra economia e, ahimè, il sacro tabacco cerimoniale convertito in strumento ludico e dannoso..
A colpire di più non sono state solo le immagini, ma soprattutto gli oggetti. Vederli da vicino, ascoltarne il suono, come quello sorprendente del fischietto nasale, scoprire l’uso delle formiche come strumento di cura, vedere il funzionamento del tipitì per strizzare la manioca velenosa e trasformarla in un alimento commestibile e saporito. Piccoli frammenti di vita che trasformano una spiegazione in esperienza diretta.
Loro l’hanno definita non una lezione, ma un viaggio e un incontro con persone che vivono ancora oggi nella foresta pluviale, un’esperienza da museo vivo, non una collezione museale di oggetti muti.
Che dire… una vera soddisfazione per me: le mie parole, i miei racconti, i manufatti raccolti e i video e le foto scattate fin dal lontano 1974 sono arrivate
dai loro occhi ai loro cuori.
dai loro occhi ai loro cuori.Con grande piacere, sia i ragazzi sia gli insegnanti, insieme alla direzione della scuola, hanno chiesto la mia disponibilità per organizzare altri incontri, per approfondire e comprendere ancora meglio questi popoli e il loro straordinario rapporto con la natura. Ovviamente sempre disponibile.
Ringrazio la scuola, ringrazio i bambini. Perché sono loro a ricordarci che questi popoli non sono un capitolo chiuso della storia e non sono “inferiori” a nessuno. Hanno semplicemente seguito un’evoluzione diversa, profondamente compatibile con la natura in cui vivono.
Ed è una lezione che riguarda tutti noi.








