Nel Regno Unito il servizio postale, pur recentemente passato di mano al al miliardario ceco Kretinsky per 3,6 miliardi di sterline con l’obbligo, tra le altre cose, di mantenere il servizio postale universale, continua a rimanere uno dei simboli british.
La Royal Mail fu fondata nel 1516 e da allora continua a garantire un servizio postale con consegne di prima classe sei giorni a settimana. La sicurezza delle missive affidate alla Royal Mail si evince anche dall’iconica cassetta-totem delle lettere il “Pillar box” rosso fuoco in ghisa presente in oltre 100mila esemplari su tutto il territorio dell’impero britannico. La cassetta è dotata di una serratura inapribile, supersicura, pesantissima, ancorata al terreno e con una bocca che non consente di recuperare la corrispondenza una volta introdotta.
Tra l’altro mi preme ricordare che con il “Post Office Act” del 1710 (primissima legge sulla Privacy) i portalettere di tutto il Regno Unito dovevano (e devono tutt’oggi) giurare che non avrebbero mai letto la corrispondenza – va da se – neppure delle cartoline che vedranno la luce oltre 150 anni dopo.
Questo è il valore della posta: un indicatore di civiltà e progresso.
Adoro lo stile british anche se ne riconosco i molti difetti. E chi non ne ha?
Avvenne però che l’efficienza della mitica posta inglese fu messa a dura prova quando nacque – 1913 – il “parcel post” un servizio per inviare “pacchi e oggetti più pesanti di un semplice pacchettino da 4 libbre”.
A Londra un tale, Reginald Bray, sperimentò infatti su se stesso la posta umana.
Si recò presso l’ufficio postale della sua zona con una grande etichetta con l’indirizzo postale di casa attaccata alla giacca.
Pagata l’affrancatura al funzionario dalla tipica flemma british il nostro venne preso in carico da un postino e consegnato con la bicicletta al destinatario, il padre, che dovette firmare la ricevuta di consegna.
Ben diverso l’utilizzo da parte della posta statunitense che un centinaio di anni fa si trovò anche a consegnare in conformità ai regolamenti bambini e neonati. Evidentemente grande era la fiducia nel servizio postale.
E fu proprio così che papà Pierstorff scrisse: cara nonna ti ho spedito la nipotina.
Papà Pierstorff, fatti i conti, visto che il viaggio in treno era più caro della spedizione via posta, decise di spedire la piccola May con l’affrancatura appiccicata alla giacchetta (il caso è poi diventato il libro per bambini “Mailing May”).
I casi di bambini spediti via posta si moltiplicarono, talvolta anche pagando il sovrapprezzo del servizio di assicurata, finché questo tipo di spedizioni non vennero interrotte, modificando le normative postali, ma solo perché intralciavano il normale funzionamento della gestione del servizio.
𝐕𝐮𝐨𝐢 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐛𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭 𝐬𝐮𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐞? 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐫𝐢𝐭𝐞𝐧𝐠𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐨𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐚 𝐦𝐢𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭𝐚̀ 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨.
N.b. se sei, come io lo sono, affascinato dallo stile british nella produzione di film e nell’estrema efficienza del sistema postale inglese, troverà nel film “Going Postal” (fuori di testa) lettere mai consegnate che piangono ammassate le une sulle altre. Il protagonista viene incaricato di riorganizzare lo sconquassato sistema postale per consegnare la corrispondenza così come si deve. Scena ammirevole: le lettere che giacciono ammucchiate e non consegnate piangono a dirotto opprimendo di incubi il sonno del riluttante Direttore dell’Ufficio Postale.








